28 luglio 2022 – 6 novembre 2022 

Cork, The Glucksman

 

Una mostra a cura di Chris Clarke e Fiona Kearney nell'ambito del progetto Creative Europe BEAM UP

Modelli che indossano vestiti

Fashion Show è una mostra di artisti irlandesi e internazionali che intende l'abbigliamento "as subject matter, material, and advocacy." Dall'esplorazione dei modi in cui la moda si presta all'autorappresentazione, alle indagini sugli effetti economici ed ecologici del "fast fashion", la mostra rivela come l'abbigliamento diventi un mezzo di attivismo e protesta.

Presentando opere come gli oggetti indossabili di Lucy e Jorge Orta che consentono la comunicazione e l'interazione tra estranei, le coperte tessili di Sibyl Montague realizzate con abiti riciclati, il film di Wang Bing ambientato in una fabbrica di abbigliamento cinese e l'installazione di magliette di Gluklya per protestare contro l'elezione di Vladimir Putin, Fashion Show dimostra come la nostra scelta di abbigliamento serva ad esprimere qualcosa di più del nostro senso dello stile. La mostra presenta anche gli iconici ritratti fotografici di Malick Sidibé della cultura giovanile maliana.

Questa mostra fa parte di BEAM UP, un progetto finanziato da Creative Europe per incoraggiare la partecipazione delle persone ipovedenti nella pianificazione e nell'esperienza delle attività museali. I pannelli informativi includeranno una serie di elementi tattili, navigazione e risorse audio.

Fashion show è supportato da The Arts Council Ireland, Creative Europe, University College Cork e dalla filantropia privata attraverso la Cork University Foundation.

https://www.glucksman.org/exhibitions/fashionshow

Accessori fashion: Lucy Jorge Orta Anticipation Accessory 2010
giacca da abito riciclata fiori secchi, foglie e plastica
 

15 aprile 2022 – 13 novembre 2022 

Città di Castello, Ex Seccatoi del Tabacco

Un'opera di Alberto Burri
Un'opera di Enrico Castellani
Un'opera di Bizhan Bassiri
Un'opera di Claudio Parmiggiani

“La Luce del Nero” è il titolo della grande mostra che si potrà ammirare a Città di Castello agli Ex Seccatoi del Tabacco, sede espositiva della Fondazione Burri insieme a quella di Palazzo Albizzini.

Sono almeno tre i motivi che rendono questa rassegna realmente imperdibile: innanzitutto il tema scelto dal curatore, Bruno Corà, il Nero che da buio, assenza, si rifà colore. Come evidenziano le opere di Burri ma anche di molti grandi artisti del Novecento, le opere dei quali sono presenti in mostra. Altrettanto importante è la motivazione sociale che sottende a questa esposizione, che nasce dal progetto europeo riservato all’arte contemporanea e alla disabilità visiva. Infine, il fatto che questa mostra coroni la riapertura degli spazi degli ex Seccatoi di Tabacco dopo 7 anni di lavori, e 10 milioni di investimento, che hanno integralmente riqualificato questi ambienti.

Ma veniamo alla mostra: Bruno Corà, annunciandola, sottolinea come il nero “tra la fine del Medioevo e il XVII secolo avesse perso il suo statuto di colore. Com’era prevedibile, sono stati gli artisti a riconferire al Nero la sua valenza cromatica e in particolare, tra loro, appare essenziale l’azione di Kazimir Malevič esponente di punta della corrente suprematista russa e autore del celebre “Quadrato nero su fondo bianco” (1915), opera richiamata in questa mostra mediante una stampa che ne riproduce l’immagine.

Nella religione, nella mitologia e nell’astrofisica il nero è stato l’immagine originaria di un mondo precedente alla manifestazione della luce e la sua tenebra si è estesa fino al concetto di “materia oscura”, di cui tuttora sembra sia costituito tutto l’universo”.

Tra gli artisti del XX secolo, dopo il secondo conflitto mondiale, Burri è colui che più di ogni altro ha usato il Nero nelle sue opere, soprattutto con un’intensità crescente a partire dagli anni ’70-’80, giungendo perfino a dipingere totalmente di nero anche gli Ex Seccatoi del Tabacco di Città di Castello, edifici industriali diventati sedi museali dei suoi grandi cicli pittorici.

Insieme a Burri hanno realizzato opere elaborate col nero anche artisti documentati in mostra, come Agnetti, Bassiri, Bendini, Castellani, Fontana, Hartung, Kounellis, Lo Savio, Morris, Nevelson, Nunzio, Parmiggiani, Schifano, Soulages e Tàpies. Ciascuno con modalità, intenzioni e valenze diverse, tutti purtuttavia capaci di suscitare nel visitatore stati d’animo, percezioni e sensazioni differenti. Infine all’insegna del Nero e della caecitas è rivolto anche il sentimento dei poeti per significare lo sguardo interiore della “veggenza” psichica e poetica all’opposto di quella fisica.

Burri e altri grandissimi interpreti del secondo Novecento internazionale, quindi, riuniti agli ex Seccatoi per una mostra che non ha precedenti.

Ma non meno importante è il “perché” di questa grandiosa rassegna. A chiarirlo è sempre il curatore in veste di Presidente della Fondazione Burri: “la mostra “La Luce del Nero” è stata realizzata – annota lo studioso - nell’ambito del programma “Europa Creativa 2020” con il progetto “Beam Up” (Blind Engagement In Accessible Museum Projects 2020-2023), uno dei 93 progetti cofinanziati tra i 380 presentati dai 34 Paesi europei aderenti. Al progetto, oltre alla Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri ed Atlante Servizi Culturali, hanno inoltre collaborato come partner la Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano per tutti gli aspetti inerenti alla disabilità visiva; The Glucksman - museo di arte contemporanea nel campus dell’Università di Cork (Irlanda) e il MSU Muzej Suvremene Umjetnosti - Museo di Arte Contemporanea di Zagabria - per il settore museale.

La mostra propone un’esperienza percettiva del Nero al vasto pubblico sia dei vedenti che dei non-vedenti, fornendo in taluni casi esempi pressoché mimetici (Burri) e, in altri, forme, materiali e tecniche usate dagli artisti. In tal modo, nel percorso fruitivo della mostra avverranno processi cognitivi idonei a partecipare ad un’esperienza, per molti versi, immediata e fortemente stimolante.

“La Luce del Nero” è ospitata negli ambienti dedicati alle mostre temporanee degli ex Seccatoi del Tabacco, contesto di origine manifatturiera acquistato e trasformato da Alberto Burri per accogliervi le proprie opere, in particolare i suoi grandi cicli. Gli ampi locali, straordinariamente affascinanti, richiedevano importanti interventi di messa a norma, che sono stati eseguiti rendendo fruibili nuove aree espositive. “Sono veramente pochissimi nel mondo i musei d'artista in una città come quello di Burri a Città di Castello, il quale può vantare un percorso museale che inizia da Palazzo Albizzini e si compie agli ex Seccatoi senza temere paragoni con nessuno”.

Info: www.fondazioneburri.org

Partner & Collaboratori

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